1921-2021 L'Olandesina si prepara al Centenario. Parole e sensazioni da chi ha il sangue arancione, anche da vie traverse. in questa puntata: Stefano Baccelli
Credo di essere vicino ad un record: da venti anni esatti, sono l'addetto stampa della Pistoiese e non, si badi bene, il responsabile della comunicazione, come in altre realtà si definisce il mio ruolo. A dirla tutta sarei potuto esserlo dal 1995/96 quando fui chiamato dal presidente Maltinti, con il quale la stima reciproca era fortissima, ma in quella circostanza dovetti declinare l'offerta, in quanto mi veniva chiesto un rapporto esclusivo. Proprio all'inizio della stagione 2000/01 era invece cessata la mia collaborazione con i giornali e quindi con gioia potei accettare la possibilità che mi fu di nuovo offerta, stavolta nel corso della presidenza Bozzi. E comunque con la Pistoiese già collaboravo da anni con altro ruolo, poichè, almeno dal 1988, dirigevo o scrivevo sull'house organ del club. In quel ruolo grazie ad Andrea Bonechi ebbi modo di curare una rubrica satirica: "il pelo della pelota", che firmavo con lo pseudonimo Tara Baralla, che non solo ebbe un incredibile successo, ma fu la molla che convinse sia Maltinti che Bozzi, su suggerimento di Romeo Dozzi, a chiamarmi a fare l'addetto stampa. Per approfondire il mio excursus biografico ritengo necessario aggiungere che proprio grazie alla Pistoiese sono diventato giornalista nel 1982. Il primo mio articolo lo scrissi nel 1974, in sostituzione di un collega indisposto. Non ero ancora maggiorenne e fu in occasione di Arezzo - Perugia, gara di Serie B, disputata in campo neutro a Pistoia. Sembravo un bambino e in tribuna stampa ironizzavano sul fatto che potessi essere un raccatapalle capitato lì per caso non certo un "giornalista". Per la verità non trovai un "mondo" solidale. Sarà per quello che oggi mi faccio in quattro per fare sentire importante e a proprio agio ogni collega. Fu comunque una sorta di biglietto da visita, perchè avendo scritto un buon pezzo il corrispondente del giornale L'Unità mi cedette nella successiva stagione il suo posto per seguire lo sport e in particolare la Pistoiese, che nel campionato 1975/76 era approdata alla Serie C. Da lì iniziò la prodigiosa scalata fino alla Serie A in sei anni con la presidenza di Marcello Melani. Mi feci le "ossa" in quel modo. Ho intervistato: Lippi, Frustalupi, Rognoni, Riccomini, Borgo e tutti i campioni dell'epoca. Raggiunta la massima serie scoprii che la tribuna stampa era offlimits a chi non fosse giornalista iscritto e mi fu concesso per pietà l'accesso in tribuna laterale, dove non avevo neppure le note ed era molto difficile lavorare. Fu così che decisi di fare le pratiche per l'iscrizione all'Albo professionale. Chissà se la stessa cosa l'avrei fatta se non avessi avuto questo "obbligo". Fatto sta che il mio rapporto con la Pistoiese aveva profonde radici. Fin dall'età di cinque anni, mio padre, Giuseppe, al Monteoliveto, mi dava il privilegio di seguire la partita da bordo campo essendo lui il cassiere. Peccato che questo privilegio fosse limitato ai secondi 45 minuti, perchè nel primo tempo restavo con lui nello stambugio in cui vendeva i biglietti. Insomma sono stato allevato a pane e Pistoiese. Ho imparato fin da piccolissimo che quello era un patrimonio da difendere ed un orgoglio per la città. Volevo che la Pistoiese vincesse sempre, come capita a tutti i bambini, ma crescendo ho capito che era bellissimo vedere ogni domenica la squadra lottare per il risultato e che quando, come spesso è successo, la squadra perdeva, era stato bello lo stesso averla tifata. Non si vedeva l'ora di prendersi la rivincita. Vallo a spiegare a chi si sente tifoso tradito se la squadra vince poco. Tutto questo per raccontare che cosa si possa provare a lavorare per qualcosa in cui crediamo da una vita. Non a caso nella Pistoiese ho avuto ben otto presidenti. Persone splendide (tutte) che ci hanno messo la faccia, i soldi e sicuramente tanto tempo, che come già affermava il filosofo dell'antica Grecia, Teofrasto: "Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere". E di tempo alla Pistoiese ne ho dedicato molto anch'io nella mia vita, che veleggia oltre la sesta decade. E tanto l'ho dedicato da addetto ai lavori, in gran parte senza rendiconto alcuno, se non la soddisfazione di vivere l'emozione da un punto di osservazione privilegiato. Ed esserlo addirittura nell'anno del centenario il privilegio è moltiplicato come minimo alla centesima potenza.
Stefano Baccelli
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