1921-2021 L'Olandesina si prepara al Centenario. Parole e sensazioni da chi ha il sangue arancione nelle vene. In questa puntata ospite: Niccolò Pascali

 Ciao Niccolò, cosa si prova ad allenare una squadra che ha i tuoi stessi colori, in un settore delicato come quello giovanile? 

Sono nato e cresciuto con l’arancione addosso, dalla curva con mio padre, passando per il campo e adesso in panchina. Per me allenare la squadra della mia città, dove sono nato e cresciuto e per la quale ho sempre tifato è motivo di grande orgoglio e mi piace pensare di poter trasmettere i valori che hanno contraddistinto la mia vita ai ragazzi che alleno, che si trovano ad affrontare la stagione più importante della loro carriera prima del salto nel calcio dei grandi. Purtroppo il covid non aiuta ma siamo tra i pochi fortunati che comunque stanno continuando ad allenarsi e vedono la ripartenza del campionato al 20 di Febbraio. 

So che sei stato tra i primi a fare allenare la squadra in un campo da calcio a 5, immagino per acquisire tecnica di base, hai trovato giovamento tra i ragazzi?? 

Si sono all’ottava stagione in maglia arancione e ben 7 anni fa cominciammo a lavorare con Stefano Pratesi, Nicola Paperetti e Fabio Cillo sul concetto di quanto il calcio a 5 fosse propedeutico nella crescita dei ragazzi. All’epoca allenavo gli allievi U16 e notammo durante la stagione un notevole incremento della velocità gioco e della rapidità di scelta, oltre che un immensa crescita nella copertura degli spazi con le ormai famose rotazioni piramidali sulle quali lavoriamo da anni. Credo che il calcio a 5 dovrebbe essere integrato nei settori giovanili non solo per il suo essere propedeutico al calcio ma anche per non disperdere quei talenti che magari sono offuscati nel calcio a 11 ma che nel calcio a 5 potrebbero fare la differenza. Potremmo dare ai ragazzi una scelta concreta sul loro futuro. 

Secondo te, quando il lavoro di un mister si può dire fatto bene?? Con una vittoria oppure quando qualche ragazzo sale di categoria? 

Negli ultimi 3 anni nel quale ho allenato la Primavera la Pistoiese si è contraddistinta per aver portato al debutto ben 8 ragazzi provenienti dal settore giovanile, un risultato straordinario per una piazza piccola come Pistoia e sopratutto per un campionato di serie C. Nessuno credo abbia fatto meglio. I direttori Indragoli e Baragli nelle ultime tre stagioni hanno dato una svolta importante a tutto e anche la famiglia Ferrari ha investito molto creando un centro dove convoglia quasi tutta l’attività all’impianto sportivo Frascari. Quando sono arrivato a Pistoia il settore giovanile era in costruzione e con mille difficoltà siamo arrivati ad avere oggi più di 300 ragazzi selezionati in tutta Toscana (e qualcuno anche Italia) e a garantire un lavoro e una programmazione concreta con il coordinatore tecnico Stefano Pratesi e una squadra di allenatori preparati e con l’obiettivo di provare a creare si giocatori ma sopratutto uomini. Purtroppo le vittorie fanno parte del nostro mestiere e veniamo al 90% giudicati per quelle. Bisogna essere bravi nel far passare il concetto di diventare vincenti come uomini e ai ragazzi, creando un fine dove la vittoria e il successo diventano conseguenze di un lavoro fatto bene e non ossessioni. 

Quindi mi stai dicendo che si sta creando una catena per potere avere in futuro una prima squadra quasi autoctona? 

Il settore giovanile è un percorso lungo, di solito il lavoro si valuta di 10 anni in 10 anni, ovvero la vita calcistica di un ragazzo da quando comincia a quando arriva alle soglie della prima squadra. Gia adesso abbiamo Tempesti e Cerretelli in pianta stabile in prima squadra, oltre ad aver avuto il debutto di Lakti(ora in prestito in D) e ad avere Tramacere, Toselli, Romani e Serra che sono aggregati stabili. Mi ricordo addirittura la scorsa stagione dove abbiamo finito partite con 4 prodotti del settore giovanile contemporaneamente in campo come Tartaglione, Bortoletti, Tempesti e Cerretelli, quindi direi che già siamo su un ottima strada ma dobbiamo continuare a lavorare duramente per mantenere e migliorare questi grandi risultati. Spesso non viene data importanza al grande lavoro che sta facendo la società da questo punto di vista. Senza considerare i tantissimi ragazzi in prestito nelle varie società di serie d dove stanno facendo esperienza. 

Ti faccio un’ultima domanda. Sarà un mio pallino, ma dalla A alla Lega Pro trovo incomprensibile spendere soldi per acquisire portieri e difensori. Te cosa ne pensi a riguardo?? 

Ma sai non ne farei una questione di ruolo, il talento è talento e bisogna essere bravi a valorizzarlo o scovarlo. Negli ultimi anni molti portieri sono arrivati al debutto anche giovanissimi nelle proprie squadre anche se sempre meno rispetto ai decenni precedenti dove abbiamo avuto l’imbarazzo della scelta. Se invece valutiamo una questione importante come un eccellenza che è sempre stata italiana come quella di creare grandi portieri e difensori adesso è in calo ti do ragione, forse dovremmo tornare anche a detta di molti allenatori importanti a lavorare più approfonditamente su due ruoli che hanno reso grande l’Italia nel mondo, ma le influenze del calcio moderno come esempio portieri realmente attivi anche nelle costruzioni del gioco palla a terra e difensori che alzano molto le proprie linee non ci hanno giovato a noi che ci siamo sempre contraddistinti per aver difensori dal grande temperamento, agonismo e fisicità. Ci siamo trovati a non essere pronti immediatamente a sopperire a queste lacune ed infatti abbiamo continuato per anni in nazionale con i Chiellini e i Barzagli. 

Un grande grazie al mister della primavera Niccolò Pascali, primo perchè mi onora della sua amicizia nata sui campi di calcio a 5. Ho volutamente battere quel tasto li perchè sono convinto che allenarsi nello stretto dia molta tecnica di base e velocità di pensiero. Infondo infondo abbiamo le solite idee, chi mi conosce sa come la penso. Sarà totalmente sbagliato come pensiero di base ma dalla prima squadra che gioca a 11 alla prima squadra dovrebbe scendere in campo nel solito sistema. Detto questo, che è un pensiero mio a briglia sciolta, ringrazio di cuore ancora Niccolò per le sue parole non scontate e piene di visione e speranza. 

Araba Fenice 




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